“Castello è bello, Osimo è segreto, chi vole le donne vaca a Loreto”!
Recita così (a quanto pare) un vecchio detto che usava nella zona dell’anconetano. E Osimo segreta e misteriosa lo è davvero, con la sua città sotterranea scavata nella pietra di arenaria sulla quale poggia.

Ad iniziare questi scavi circa 3000 anni fa furono i Piceni che , partiti dal sud del Lazio, seguendo il volo di un picchio verde (come narra la leggenda), approdarono nelle Marche.
Tutta la regione Marche è stata fondata dai Piceni, i Romani arrivarono dopo (anche qui ci sta un altro detto “quando Ascoli era Ascoli, Roma era pascoli”) e ad Osimo continuarono il lavoro di scavo dei sotterranei aumentando l’ampiezza dei cuniculi e continuando a scavarne altri.


Dodici i chilometri totali di grotte sotterranee, dislocati su più livelli, non tutti visitabili, ovviamente, perché molti sono le grotte delle case degli osimani.
Il centro storico di Osimo è formato da due colli, uno sul quale svetta lo splendido Duomo, l’altro sul quale si ergono Piazza Dante e Palazzo Campana, in mezzo a questi due promontori un avvallamento dove hanno sede il municipio e la Piazza del Comune.
La città si trova ad un’altitudine di 265 mt sul livello del mare, il suo punto più altro si trova passeggiando lungo uno stretto vicolo di fronte a Piazza del Duomo, la presenza di arenaria, cioè sabbia, indica il fatto che prima, tante ere fa, lì dove adesso c’è Osimo, c’era un mare.
Scavare il sottosuolo di questa città misteriosissima è stato facile sia per i Piceni che per i Romani perché l’arenaria, pur essendo compatta, è sempre sabbia e si sgretola con facilità. Quando visiterai le grotte, noterai alle pareti i segni verticali lasciate dai picconi, i segni piatti lasciati dalle zappette dei picconi.
L’uso dei sotterranei non terminò con i Romani, dal Medioevo fino al 1800 i frati del Convento di San Giuseppe da Copertino usarono queste grotte come luogo di preghiera, di spiritualità, alla ricerca di quel silenzio che avvicina a Dio.

Una delle due porzioni di grotte visitabili è proprio quella sotto il convento dove è ancora è possibile vedere molte incisioni religiose realizzate proprio dai monaci, Erano segni e disegni tracciati sia per pregare, che per usarli come sistema di orientamento al buio o semi buio in questi luoghi la cui luce era rappresentata solo da quella fioca delle candele.
Anche quando durante la seconda guerra mondiale le grotte vennero usate come rifugi dai bombardamenti, questo sistema di orientamento al buio si rivelò efficace ed utile perché, te ne accorgerai strada facendo durante l’esplorazione, orientarsi in questo labirintico sistema di grotte è davvero difficilissimo.
Non troverai solo i segni alle pareti ma molto altro come, nicchie annerite dal fumo, incisioni realizzate dai bambini, pozzi, botole di uscita, camini di 15 metri realizzati per il sistema di ossigenazione e ventilazione scalabili con le cosiddette pedarole, cuori ex voto, simboli mariani, bassorilievi raffiguranti monaci e persone.



L’altra porzione di grotte visitabile è quella che si trova sotto Piazza Dante ed è molto diversa da quella appena descritta perché ricca di incisioni con simboli templari e massonici.
Questa parte di grotte, più “succulenta” per gli appassionati delle due materie, è visitabile prenotando una visita dedicata alla quale corrisponde un prezzo speciale. Ovviamente questa visita è già in agenda e ti racconterò in un’altra cartolina di viaggio.
Una volta usciti dalla visita alle grotte, non rinunciare per nessuna ragione al mondo ad una visita del centro storico della città, ne rimarrai ammaliato, tanti palazzi storici, che hanno ospitato persona che hanno fatto tanto per questo territorio.

Passeggiando e guardando, tra me e la mia amica Daniela (compagna di questa gita fuori porta) sono nati degli interessanti spunti di conversazione, che potrebbero finire presto in un nuovo articolo di questo blog!
A presto!