La Milano dei Navigli, Morimondo e il “pan de mein”. Una città dalle tradizioni da non perdere.

Un 25 aprile dalla temperatura splendida, più che un giorno di primavera un giorno d’estate. Stare in casa è davvero un peccato, decido di portare a termine il piano pensato un paio di giorni prima e che ti racconto seguendo la solita regola delle mie cartoline che già conosci alla perfezione. Scriverlo nello stesso ordine in cui la mia giornata si è svolta.

L’unico modo per me di raggiungere Morimondo da Milano è con i mezzi pubblici. Il treno da Porta Genova

direzione Mortara parte al minuto 42 di ogni ora, il prezzo del biglietto fino ad Abbiategrasso è di 2 euro e 90 centesimi. Il viaggio dura solo 20 minuti, del resto dista da Milano circa una 30ina di km ed il nome di questa graziosa cittadina è dovuto alla sua posizione. È situata infatti sulla cosidetta Linea dei Fontanili, nel pieno del Parco del Ticino. Abia in celtico vuol dire acqua la parte finale del nome invece deriva da una dicitura latina Habiate qui dicitur Grassus dove grassus stava per situata nella valle grassa, cioè fertile perché ricca di acqua. È molto carina davvero, da visitare senz’altro con più attenzione di quella che le ho prestato io che invece, una volta arrivata e ammirato il Castello Visconteo

che domina la piazza, mi sono subita interessata su come fare per raggiungere la mia vera destinazione. Avevo visto in internet che c’era un autobus, lo Z556, che va verso Motta Visconti e ferma a Morimondo ma…non nei giorni festivi. Resto delusissima dalla scoperta, mi riavvio in stazione per tornare verso Milano, ma è l’uomo in biglietteria che, forse notando il mio disappunto, mi chiede il perché. Ed è lui che mi dice “ma non è lontano, costeggiando il naviglio si arriva a Morimondo, sono circa 5 km” e mi avvio.

La storia di Milano si fonde con quella dei navigli e viceversa. Era il 1179 quando venne costruito il primo tratto navigabile e fino all’avvento delle automobili il sistema dei navigli venne sviluppato e usato nel corso dei vari secoli che si susseguirono. Consentiva alla città di Milano di raggiungere il Lago di Como attraverso il Naviglio della Martesana e l’Adda, il Lago Maggiore tramite il Naviglio Grande e il Ticino, il Mare Adriatico per mezzo del Naviglio Pavese e il Po.  Tutti confluivano a Milano in una sorta di “raccordo anulare” che circondava la città, la Cerchia dei Navigli ed erano stati ideati per far confluire tutto a Milano. Grano, frutta, bestiame, legname, carbone, materiali da costruzione, perfino il marmo destinato alla costruzione del Duomo proveniente dalla Val d’Ossola (a tal riguardo ti racconterò un aneddoto ma verso la fine dell’articolo). Una rete volta ad intensificare gli scambi commerciali della già importante città di Milano che grazie ad essa diventò sempre più ricca. Un ingegnoso sistema di chiuse, dislivelli, cadute

permetteva all’acqua di prendere forza per consentire la navigazione e ai progetti lavorò anche, tra i tanti vari ingegneri, anche un Leonardo Da Vinci appena giunto a Milano nel 1482 e le cui chiuse sono ancora visibili. È il Naviglio Bereguardo a collegare Abbiategrasso a Morimondo. Un tempo era utilizzato perché era quello che, staccandosi dal Naviglio Grande, arrivava in Ticino ma cadde in declino una volta terminato il Naviglio Pavese. Il nuovo naviglio consentiva il non dover trasbordare delle merci via terra lungo un tratto del percorso. La mia camminata ha tutti i chiari tratti di una passeggiata in campagna, campi coltivati, qualche cascina, il gracchiare di qualche rana, il cinguettio degli uccelli, e moltissima gente a passeggio o in bici lungo il naviglio, insomma una pace che a Milano ci si può sognare. Il senso di beatitudine si fonde con quello di stupore quando arrivo a Morimondo. Il cartello che annunciava l’inizio del suo territorio ha il logo del circuito I Borghi più belli d’Italia e ciò è a ragion veduta perché è un luogo incantato. Che sia giorno di festa in questo posto da fiaba si nota subito, per le strade c’è un fantastico trenino rosso che porta in giro i turisti.

Lo rincontrerò più avanti, nel piazzale centrale del paese, quello dove trionfa maestosa l’abbazia

e dove arrivo dopo essere passata per una vietta lastricata in ciottolato ai lati della quale mi diverto a curiosare tra le tante bancarelle di artigianato e brocantage. Il mercato degli espositori cambia completamente arrivata nella piazza principale e nella Corte dei Cistercensi dove si entra nel vivo della festa e i banchi si vestono di mille formaggi e prodotti caseari, salumi, miele, farine e prodotti di panificazione bio.

La festa del latte di Morimondo si rifà all’antica tradizione milanese di celebrare la festa dei lattai il giorno di San Giorgio loro patrono, che nel rito ambrosiano è il 23 aprile in quello romano cade il 24 aprile. In questo giorno iniziava l’annata casearia e si stipulavano i contratti del latte e dei formaggi e si celebrava la Panerada. I lattai regalavano cioè la panna da gustare con el pan de mein,

un pane dolce di farina di mais. Si potevano anche gustare la panera (fior di latte) e la panigada, sempre pane dolce di farina di mais aromatizzato ai fiori di sambuco. La festa si celebrava in tutto il contado e anche a Milano proprio perché le mandrie erano allevate anche in città per far in modo che la fornitura del latte fosse più immediata e il prodotto più fresco. Le mandrie si chiamavano bergamine, Via Bergamini si chiama così perché c’erano le stalle con le mandrie che rifornivano di latte l’Ospedale Maggiore e restarono li fino alle Cinque Giornate del ’48 quando il legno venne usato per le barricate. L’usanza dei lattai che regalavano panna per San Giorgio come quella dei fornai che regalavano panettoni a Natale terminò con la Grande Guerra. I pan de mein a Morimondo ci sono, ovviamente, e sono due gentili dame della Proloco di Morimondo a dirmi che la panna per mangiare questo biscotto deve essere liquida e non montata, perché la consistenza de el pan de mein è piuttosto secca e quindi va ammorbidito con qualcosa di liquido nel quale spezzettarlo. Volendo restare light si può usare del latte, per la colazione del giorno dopo ho fatto così.

Orgogliose del loro paese queste fantastiche donne che mi raccontano di una Proloco super attiva nell’organizzazione di tanti eventi in questo angolo di paradiso. Morimondo deve tutto all’abbazia e alle sue vicende, perfino il nome, perché i dodici monaci cistercensi che nel 1137 arrivarono qui per fondarla venivano dall’Abbazia di Morimond in Borgogna, Francia. Maestosa, imponente, altera, regale troneggia sulla piazza e sui campi coltivati che si estendono nella parte di dietro

quasi a voler raccontare, ancora oggi, la storia dei fasti e del potere di cui ha goduto fino al XIV secolo. Ora è in perfetto stato di conservazione,

come lo è anche il coro ligneo,

e il chiostro visitabile come da carrello indicato.

Le stanze che un tempo ospitavano il convento ora sono la sede del Comune di Morimondo.

Ad allietare la giornata, già bella di suo, la fanfara dei bersaglieri che ha conquistato la folla, bambini e adulti che tornano bambini e tutti che restano incantati a guardare loro suonare con la loro incedibile abilità e tecnica. Te ne lascio un assaggio

L’appuntamento con la Festa del Latte di Morimondo è dunque per il prossimo anno mentre l’estate di questo grazioso paesino e i suoi tanti appuntamenti è appena iniziata ma, prima di lasciarti, l’aneddoto sul Duomo.

Le chiatte che trasportavano il marmo avevano una targa con su scritto A.U.F cioè ad usum fabricae, la dicitura esentava i beni dall’applicazione dei dazi. Da questo acronimo deriva il modo di dire Auffa, cioè mangiare a sbafo.