Cartolina da “Casola Valsenio, alla Festa dei Frutti e degli Animali dimenticati”

Giuggiole, melagrane, azzeruole, nespole, rosa canina, sorbe, mela cotogna, mela abbondanza, mela francesca, mela foiona, pera cotogna, pera mora di Faenza, pera broccolina, pera volpina, mela limoncello, mela commercio, mela gelata, pera briaca, mela rosa, pera ruggine, etc etc.

Molti di noi se le ricordano ancora, farli conoscere a tutti è l’obiettivo. Per me, vedere i frutti esposti è stato un tuffo al cuore, sono ritornata a quando li portava a casa babbo dalla nostra campagna. Brutti, scomposti, a volte intaccati, quando li sbucciavi c’era lo scarto da togliere (soprattutto per le mele) e io, giovane e sprovveduta, dicevo a mio padre “ma questa frutta è brutta, perché non compriamo quella del negozio che è bella e perfetta?”. La risposta di lui era sempre la stessa “sei stupida Antonietta, perché mangi con gli occhi e non con la bocca! Questa è così perché non è trattata e quindi è sana”. Quanto avesse ragione, ho imparato a capirlo con esattezza e consapevolezza nel corso degli anni (e non solo per quello che diceva riguardo alla frutta, ma anche rispetto a molte altre cose…ndr!). Negli anni ’70, con l’arrivo della grande distribuzione e gli scaffali pieni di prodotti “ghiotti”, nell’Italia del pieno boom economico e del benessere diffuso crescente, questi frutti caddero in disuso e nel dimenticatoio. Ricordavano la miseria e la miseria fa male. Oggi sono la nuova nicchia di mercato dal potenziale enorme che Casola Valsenio celebra nel corso di questa festa (una delle più originali e belle d’Italia), che si svolge ogni secondo e terzo fine settimana di ottobre. Festa dove i prodotti esposti hanno anima, parlano di tradizioni secolari che narrano la storia di questo luogo e della sua gente. Il nome della Festa prende spunto dall’Orto dei Frutti dimenticati di Tonino Guerra, poeta e scrittore romagnolo che qui in paese hanno avuto il piacere di conoscere in diversi. Molti di voi lo ricorderanno anche per la famosa pubblicità “l’ottimismo è il profumo della vita!”. A raccontare le proprietà di questi frutti e anche di quanto le loro fasi naturali di fioritura e maturazione fossero legati proprio alla vita delle persone sono Beppe Sangiorgi-Giornalista e Scrittore e Roberto Rinaldi Ceroni-Agronomo, durante una degustazione nell’Ex Chiesa del Suffragio. Diversi i frutti assaggiati e molte le curiosità scoperte, come ad esempio, le pesche dei Santi si chiamano così perché maturano intorno alla fine di ottobre-inizio novembre, in concomitanza appunto del giorno di Tutti i Santi. Gli agricoltori erano soliti piantare diverse varietà di albero da frutto, aventi periodi di maturazione diversi che andavano da maggio a novembre, questo garantiva frutta da mangiare durante tutto l’anno grazie alla grande capacità di questi prodotti di conservarsi molto a lungo. Beppe Sangiorgi, eccetto che per alcuni brevi periodi con variante, abita a Casola da sempre. Conosce bene la Romagna, ne ha studiato e ricercato usi, tradizioni, costumi, la storia. Grazie a questo suo sapere gli sono stati commissionati diversi libri. L’ultimo pubblicato proprio nel 2018 è il divertente “Sotto le coperte non c’era miseria: il sesso nel mondo popolare romagnolo”, un viaggio in dialetto tra aneddoti, modi di dire, proverbi e racconti alla scoperta della sessualità pensata, sognata, realizzata e praticata dai romagnoli di ieri e oggi. Le conferenze di promozione del libro erano rivolte solo ad un pubblico adulto…segno che il libro deve essere interessante davvero! Con grande savoir-faire, Beppe, durante la degustazione, ci racconta anche delle storielle curiose. Come quella di un vecchio proverbio romagnolo (che non ti so riferire in dialetto per ovvie ragioni) che recita “svestiti quando il giuggiolo si veste e vestiti quando il giuggiolo si sveste” perché la pianta mette le foglie tra gli ultimi e le perde presto. E ancora di una tradizione curiosa. Le sorbe (dette anche sorbole), hanno un grande potere astringente, un tempo le ragazze che si sposavano dovevano essere vergini, ma capitava che qualcuna non lo fosse. Nel vano tentativo di riportare le cose come la natura le aveva create, e anche puntando di certo sull’ingenuità del futuro marito, le mamme facevano impacchi di succo di sorbe alle ragazze non più vergini prossime la matrimonio. Dettagli simpatici a parte, un tempo le fasi dell’agricoltura erano un tutt’uno con la vita delle persone, un connubio perfetto legato ai cicli naturali della terra. Oggi questa perfezione viene messa completamente in discussione anche dai cambiamenti climatici in corso. Le piante sono sempre più attaccate da nuovi insetti ai quali non riescono a resistere, il rischio che le coltivazioni vengano messe in difficoltà è sempre maggiore. A questo discorso si ricollega un altro articolo scritto da me in questo blog in cui raccontavo la necessità in agricoltura dello sviluppo di nuove tecnologie abbinate alla tradizione. L’articolo è questo, gli agricoltori gridano questo bisogno sempre di più a gran voce, le istituzioni sono impegnate sui social e ascoltano molto poco. Che Casola e il territorio circostante, siano un posto dove la frutta è meravigliosa si percepisce raggiungendolo. Lungo la strada, i campi che costeggiano la carreggiata, sono frutteti. Guardando tutta questa meraviglia, piano piano la mia curiosità riguardo ciò che avrei trovato alla Festa aumentava spasmodicamente. Una volta arrivata, questa curiosità non solo è stata pienamente soddisfatta, ma si è trasformata in entusiasmo pulsante ad altissimi livelli. Perché se è vero, e di fatto lo è, che è la gente che fa il luogo, qui la gente è strepitosa davvero, allegra, impegnata, cordiale, solare, volenterosa, verace, genuina, insomma, in una parola, bella. Le vie del paese sono un tripudio di bancarelle allestite per la festa

la più bella tra queste verrà decretata e premiata l’ultima domenica della festa. Sono gli agricoltori che vanno a vendere in paese, la frutta e i prodotti derivati che acquisterai, sono tutti dal produttore al consumatore. Il mio contatto a Casola è Flavio, 34 anni, membro della ProLoco del paese, attivissimo e in super fermento. Con la moglie Francesca hanno anche un’azienda agricola, la loro bancarella è la prima che trovi entrando in paese. La riconosci perché addobbata con gli strepitosi lavori in legno realizzati da Flavio. La casina degli animaletti che si muovono è stata ipnotica per tutto il giorno per tutti i bambini che erano alla festa.

Come pure lo è stato il carro degli animali amici di Tinto Grass

nome d’arte di un ingegnere della New Holland di Modena con la passione per gli animali. Li addomestica e vivono con lui come suoi amici con cui condividere il proprio tempo. I bambini impazziti per lui e anche per gli altri animali che oggi sono più rari da trovare ma che a Casola alcune aziende agricole ne hanno riconosciuto il valore aggiunto di tenerli in stalla o in cortile.

Compro i marroni da Carlo Rose Rosse, il suo banchetto si trova proprio di fronte l’Ex Chiesa del Suffragio, non ha mai smesso di produrre e mangiare questi frutti. Mi dice “un tempo la parola biologico non esisteva, era tutto biologico, non c’era bisogno di distinguere!”, ed in quel momento penso a come la semplicità di questa frase potrebbe illuminare non so quante menti. Di cognome lui fa Fabbri, Rose Rosse è il soprannome che ha in paese da quando, poco più che ventenne, partecipò ad un Festival della Canzone organizzato dal Parroco del paese cantando, appunto, Rose Rosse. Gli piace il soprannome, tanto da averci chiamato anche la sua azienda (Azienda Agricola Biologica Rose Rosse) che gestisce insieme a sua moglie Piera. La foto di quel Festival della Canzone troneggia davanti al banchetto espositivo.

All’epoca ad organizzare il Festival fu il parroco del paese, oggi l’associazionismo a Casola è ancora molto attivo. Te ne accorgerai passeggiando per le vie dove io per esempio ho incontrato Biagio, in realtà Federico Bianchi. Biondo, con gli occhi verdi, single impenitente, il classico Don Giovanni, tutte le donne del paese sono pazze di lui e lui, è un appassionatissimo speleologo. Ha potuto imparare a farlo proprio a Casola Valsenio, perché il paese fa parte del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, una spettacolare dorsale grigio argenteo a cielo aperto che si estende per 25 Km, dalla Valle del Sillaro fino a Brisighella. È nella lista dei luoghi da inserire come Patrimonio Unesco dell’Umanità, parte della montagna è stata mangiata dalla cava di gesso (ora di proprietà di una multinazionale francese), nuove restrizioni sull’estrazione stanno salvando questo luogo. Ricco di grotte, è qui che Biagio, da due anni, sta organizzando l’Incontro Internazionale di Speleologia che si terrà, appunto a Casola Valsenio dall’1 al 4 novembre. L’incontro del 2018 arriva dopo precedenti edizioni di successo, l’evento di quest’anno è molto atteso dalla cittadinanza, si aspetta un flusso di partecipanti previsto intorno alle 6.000 persone. Il tema dell’edizione 2018 è Nuvole e proprio alle nuvole di questo evento, si rifà il tema del concorso organizzato da un’altra associazione di Casola Valsenio. Siccome la sede sociale è il secondo piano dello stesso stabile che al primo piano ospita la Scuola Media, l’associazione si chiama Creativi sopra la media. A raccontarmi tutto questo è Laura Rondinini, membro del direttivo. Una delle opere esposte con il tema delle nuvole

è anche sua, ogni anno ovviamente il tema cambia, si può votare l’opera preferita scrivendola su un bigliettino e inserendolo in un’urna. La premiazione del vincitore, come anche per le bancarelle, domenica 21 ottobre.

E ancora assolutamente degno di nota, il Club Alpino di Casola Valsenio che ogni anno organizza qui il raduno degli Alpini. Siamo in pieno Appenino Tosco-Emiliano, a 7 Km da Casola, scavallato l’appenino, c’è il primo paese della Toscana. Siamo nell’Italia delle grandi lotte partigiane, sul Monte Battaglia c’è stata una delle battaglie più sanguinose della Seconda Guerra Mondiale, il ruolo degli Alpini in questo territorio è stato cruciale.

A raccontarmi della Resistenza di Casola è Flavio, mentre in macchina andiamo a visitare due luoghi che dovrai assolutamente vedere.

Il Giardino delle Erbe, posizionato in una location dal panorama mozzafiato. Una terrazza che si affaccia sulla vallata e, sullo sfondo, ha i contorni disegnati dalle montagne della Vena del Gesso.

Il giardino nasce nel 1938 per volontà del Prof. Augusto Rinaldi Ceroni, pioniere dell’erboristeria. L’obiettivo era di conservare e preservare piante di interesse medicinale-officinale e aromatico. Lo sviluppo finale del giardino arriva intorno al 1970, sempre sotto la cura del Prof. Rinaldi Ceroni che nel frattempo organizzò a Casola anche molti eventi legati a questo giardino. Oggi è di proprietà della Regione Emilia Romagna, dal 2016 la Gestione è affidata al Parco della Vena del Gesso Romagnola con conduzione alla Montana Valle del Senio. Il Giardino, inserito nel circuito Museale della provincia di Ravenna e degli orti botanici Italiani, annovera oltre 480 specie di piante officinali utilizzate in cucina, nella medicina, nella cosmesi fin dal basso medioevo, quando venivano lavorate nelle officine dei conventi. Ospita molti eventi, tra cui matrimoni, grazie alla sua suggestiva posizione. E grazie alla lavanda coltivata in questo giardino, Casola viene definita la Provenza italiana.

Il Cardello-Casa Museo di Alfredo Oriani, ex foresteria dell’Abbazia Benedettina di Casola Valsenio è stata dimora di questo scrittore poeta e storico italiano che amava definirsi Gentiluomo di Campagna.

Non ho fatto in tempo a visitarla, sono arrivata troppo tardi, mi è dispiaciuto molto, avrei curiosato volentieri tra gli arredi e gli usi e costumi di un gentiluomo di campagna. Però, se tutto va come deve andare, sarà uno scrittore nato a Faenza ma che vive a Casola Valsenio e che sta diventando sempre più famoso e conosciuto, Cristiano Cavina, a dare visibilità ad Alfredo Oriani,

con un progetto che non mi permetterei mai di spoilerare.

Bellissime da vedere, sempre girando per le vie di Casola, le Dame d’Autunno di Ivana Poli. Ha iniziato nel 2008, ne realizza una ogni anno.

Base in carta pesta, l’aspetto umano viene poi dato loro attraverso l’utilizzo e l’incredibile manualità di Ivana nell’utilizzare elementi della natura. Frutta, foglie, vimini, bratte di granturco. Si resta affascinati dall’incredibile creatività di queste bambole ad altezza umana da utilizzare, ad esempio, anche come elementi di arredo in mille luoghi diversi.

Ultimo ma non ultimo, un grande esempio di integrazione che Flavio mi racconta con grande orgoglio. Qualche anno fa ad un hotel del luogo venne imposto di ospitare immigrati per tutta la capacità che aveva di ospitarne. L’associazione che aveva il compito di gestire questi ragazzi, capendo che per loro arrivare in un paese straniero non dovesse essere facile, organizzò le prime cene cucinando piatti tipici dei territori di origine di questi ragazzi. E sempre alla stessa associazione venne in mente di dare dignità a questi ragazzi provenienti da paesi stranieri dando loro un lavoro attraverso una cooperativa che coltiva frutta e verdura. Anche questa cooperativa ha un banchetto espositivo alla Festa dei Frutti Dimenticati.

Insomma, per farla breve, tutto quanto raccontato da me, era già stato perfettamente riassunto da Simone, l’autista dell’autobus che da Castelbolognese mi ha portato a Casola Valsenio. Quando gli ho detto “ma questo è un posto stupendo!” mi ha risposto “io vivo qui da tutta la vita, non vado nemmeno a Castelbolognese, che è a 20 minuti di distanza, perché qui ho tutto, quindi cosa ci vado a fare?!?”

Perché in fondo la vita è questo. Un insieme di concetti semplici che rispondono alle nostre necessità, unito alla grande volontà di farli rimanere vivi nel tempo, senza tradirli. Tutto il resto…è contorno!

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