Cartolina da “Fermo e le sue meraviglie. Dall’epoca Romana a…eternamente bella”.

Sonnecchia Fermo alle 14:30 del caldo sabato pomeriggio di giugno in cui visito la città. In 34 anni di vita trascorsa al 100% nelle Marche e nei 5 anni di Ragioneria frequentati in questa città (di cui 2 proprio in un palazzo del centro storico) non ero mai stata a vedere le meraviglie di cui ti racconterò qui. L’appuntamento per la partenza della visita guidata è davanti all’Ufficio del Turismo della città, che ha sede in Piazza del Popolo, nelle stanze poste al piano strada del Palazzo dei Priori.

Tutto il centro storico di Fermo racconta, a gran voce, l’importanza storica avuta da questa città già a partire dall’epoca Romana (di cui porta ancora il segno nello stemma), il Palazzo dei Priori è uno di questi simboli, essendo stato il cuore della vita politica. Del gruppo museale visitabile fanno parte:

  • Musei Scientifici Palazzo Paccaroni (ubicati in uno dei palazzi architettonicamente più belli della città un tempo sede del Conservatorio di Musica)
  • Cisterne Romane
  • Chiesa di San Filippo Neri
  • Teatro dell’Aquila
  • Palazzo dei Priori e Sala del Mappamondo
  • Museo Torre di Palme

Il mio tour parte con

  • Chiesa di San Filippo Neri. Inizia ad essere costruita alla fine del 1300 e viene inizialmente dedicata alla Discesa dello Spirito Santo. Nel 1578 Padre Flaminio Ricci, discendente di una famiglia patrizia fermana, entra a far parte della Congregazione dei Filippini di Roma diventando uno dei discepoli preferiti di San Filippo Neri. Del fermento generato dal nuovo ordine nascente informa altri illustri membri della società fermana come Cesare Paccaroni, Ulpiano Costantini, Giuseppe Savini. Decidono, insieme, di fondare una vera e propria Congregazione a Fermo che ingloberà anche il piccolo oratorio filippino fondato a Fermo nel 1571 da Padre Pensabene da Sarnano con un gruppo di sacerdoti e laici. Sede dell’oratorio è la Chiesa di San Gregorio, ma la nuova congregazione è sostenuta da illustri rappresentanti di nobili e ricche famiglie, l’Ordine dei Filippini, all’epoca, è, dopo i Gesuiti, quello più ricco, serve quindi una sede di pari importanza e pregio. Viene individuata lungo il Corso più solenne e di rappresentanza di Fermo, l’attuale Corso Cavour, luogo simbolo delle dimore patrizie della città. Con bolla papale del 1592 la Chiesa di Santo Spirito viene concessa alla Congregazione dei Filippini, i padri si trasferiscono a vivere nelle stanze attigue alla chiesa (l’attuale Palazzo di Giustizia), dopo che, lasciata San Gregorio, risiederono per qualche tempo nella Chiesa di San Rocco. Alla realizzazione dei nuovi lavori contribuisce anche il Comune di Fermo con un importo di ben 18.000 scudi (forse qualcosa come 1 milione di attuali euro?!?) con l’obiettivo di farla diventare la chiesa più bella di Fermo e ci riescono. La pala centrale dell’altare maggiore è La Discesa dello Spirito Santo di Lanfranco da Parma, la cappella a destra dell’altare (di proprietà della Famiglia Costantini) aveva come pala centrale L’adorazione dei Pastori di Pieter Paul Rubens (attualmente visibile nel Palazzo dei Priori) e poi, pregiati decori in marmo colorato nelle varie cappelle, un coro ligneo che è una delle testimonianze più belle del Barocco Marchigiano. Sfortunata però la sorte di tanta bellezza, la chiesa poggia su una collina che tende a sgretolarsi e per questi problemi strutturali più volte viene chiusa e riaperta. Nei periodi di chiusura viene depredata della maggior parte dei decori e dei paramenti sacri, persino del pavimento. Sconsacrata, diventa di proprietà del Comune di Fermo che, dopo averla accuratamente ristrutturata, la trasforma in un Centro Congressi. Dotata di un ottima acustica conserva con dignità e fierezza i tratti della sua eterna bellezza.

Proseguo con

  • Le Cisterne Romane, che mi lasciano definitivamente e assolutamente senza fiato. Sono le Grandi Cisterne di Fermo perché non sono le uniche. Quelle più piccole si trovano sotto la Cattedrale e vengono scoperte solo nel 1927, poi ci sono altre cisterne sotto il Palazzo del Comune. Queste Grandi Cisterne sono le meglio conservate d’Italia e le più grandi del nostro bel paese, seconde per estensione solo a quelle di Istanbul. Si sviluppano su 2.200 mq, con una lunghezza di 70 mt e una larghezza di 30 mt e si compongono di 3 file parallele dove ciascuna fila è composta da 10 stanze per un totale di 30 stanze collegate tra loro da archi a sesto acuto e costruite con una pendenza dell’1% per permettere il deflusso delle acque. Fermo viene conquistata dai Romani nel 264 a.C. e si dimostra da subito una delle città più fedeli a Roma tanto che, nel 90 a.C. viene elevata al titolo di Colonia. Nel 40 a.C l’Imperatore Augusto trasferisce in città alcuni veterani di guerra. La città è in espansione, la popolazione in aumento, le cisterne sotto la cattedrale non bastano più a soddisfare il fabbisogno idrico, Augusto decide di far costruire le Grandi Cisterne. L’approvvigionamento avviene tramite la sorgente posta il colle del Girfalco e tramite acqua piovana, il livello delle acque nelle stanze non supera mai i 60 cm, questo insieme alle bocche di areazione, garantisce che l’acqua non diventi stagnante. Due tubi posti nel punto più in pendenza trasportavano le acque, quello piccolo per la distribuzione in città, quello più grande per far arrivare l’acqua al porto di Fermo (l’attuale Porto San Giorgio). Finisce l’Epoca Romana e di queste Cisterne se ne perde la conoscenza ma, nel 1200 i Monaci Domenicani decidono di costruire il loro monastero proprio sopra queste cisterne. Durante i lavori si accorgono di queste aperture, aprono questo grande varco per andare a scoprire. Nelle cisterne non c’è più acqua, la temperatura è di 15° gradi costanti durante tutto l’anno, decidono di sfuttare questi ampi locali come cantine per la conservazione del vino e ci costruiscono anche un palmento per produrlo. È l’unico esempio di palmento nelle Marche perché questa forma di architettura per la produzione di vino e olio è tipica delle regioni del Sud Italia. L’utilizzo di questo capolavoro di ingegneria viene ripreso poi, ancora come deposito idrico, dal Consorzio Idrico del Piceno che utilizza parte di queste stanze fino al 1984. Ora è “solo” un opera di inestimabile valore, in perfetto stato di conservazione e forse l’unico luogo di Fermo dove, in piena estate e con 40° gradi fuori, si debba indossare un golf e scarpe chiuse per vistarlo!

Si cambia completamente epoca con

  • La Sala del Mappamondo. Inciso, sopra il portale d’ingresso decorato, compare il nome Christina. È in omaggio alla Regina Christina di Svezia che ebbe come medico l’illustre fermano Romolo Spezioli al quale è attualmente intitolata la Biblioteca Comunale di Fermo. Lui lasciò alla sua morte, avvenuta nel 1723, un importante donazione di volumi alla città che volle così rendergli onore. In realtà però questa sala nasce come prima biblioteca pubblica della città nel 1688, per volere del Cardinale Decio Azzolino Junior, che mise a disposizione degli abitanti la sua collezione di libri insieme al lascito di volumi ricevuto dal nobile fermano Paolo Ruffo. Fino al 1687 la stanza era la Sala delle Commedie, ospitava cioè le rappresentazioni teatrali, destinazione che venne poi spostata al primo piano dello stesso palazzo nella Gran Sala del Soffitto. Nella Sala del Mappamondo sono presenti circa 15.000 volumi che compongono il nucleo originario della Biblioteca Civica Romolo Spezioli. Complessivamente la città vanta una raccolta di circa 300.000 volumi che la rendono la più ricca biblioteca delle Marche e una delle biblioteche storiche più importanti d’Italia. All’interno della sala c’è il meraviglioso mappamondo manoscritto nel 1713 dall’Abate Silvestro Armando Maroncelli da Fabriano su carta reale di Fabriano. Due misteri si celano dietro questa sala, come abbiano fatto a far entrare il gigantesco mappamondo e dove si nasconda la scala per accedere al ballatoio della libreria…magari tu riesci a risolvere i due casi! La Gran Sala del Soffitto rimase sede del teatro della città fino al 1774, fino a quando cioè, non vi si sviluppò un incendio che mise in serio pericolo i volumi presenti nella biblioteca al piano superiore. Si decise, di procedere con la costruzione di una nuova sede dove rappresentare commedie e dare vita a feste per la nobiltà.

Nascerà così uno dei più grandi vanti della città di Fermo, il…

  • Teatro dell’Aquila. Le attività teatrali nelle Marche iniziarono a prendere vita in maniera intensa a partire dal 1500. Erano talmente diffuse che allo stato attuale la regione si colloca ai primi posti per l’alta densità di teatri presenti bel territorio. Quasi ogni paese vanta la presenza di un teatro, seppur piccolo, anche se con una capienza di soli 50 posti. È il 1779 quando viene individuato il luogo dove far nascere il nuovo teatro che porterà il nome del rapace presente nello stemma della città, l’aquila, appunto. Si sceglie di posizionarlo in Via Mazzini, a metà strada tra il Palazzo dei Priori (sede della vita politica) e la Cattedrale (sede dell’attività religiosa). Il teatro lì posizionato è l’anello perfetto di congiunzione dei due poteri della città, il progetto scelto è dell’Architetto Cosimo Morelli. L’inaugurazione si tiene nel 1790 con l’opera “La Distruzione di Gerusalemme” di Giuseppe Giordani e la mente di chiunque va al lusso della serata, tutte le famiglie più in vista della città presenti, tutti vestiti per l’occasione. È il più grande teatro delle Marche e uno dei maggiori italiani con la sua capienza di oltre 1.000 posti e un palcoscenico di oltre 350 mq costruito con il fondo leggermente in salita per permettere una perfetta visione anche alle prime file. Con l’incendio del 1826 il teatro viene chiuso per ristrutturazione fino al 1830. Alla riapertura le novità sono tante, a partire dalla volta realizzata da Luigi Cochetti il quale la dipinge con il tema degli Dei. Giove e Giunone, Apollo che per suonare la lira si fa circondare da tre Grazie e sei fanciulle danzano nella prima fila dell’affresco, rappresentano le 6 ore della sera in cui il teatro è aperto al pubblico. Anche il lampadario decorato in foglia d’oro è una novità ed era alimentato a carburo. Vengono commissionati per l’occasione anche dei fondali scenici allo scenografo più famoso dell’epoca, Alessandro San Quirico. Quelli rimasti attualmente presso il Teatro dell’Aquila sono gli unici al mondo di tutti quelli realizzati dallo scenografo. Dal 1830 fino alla fine dell’Ottocento le attività del teatro non hanno sosta, poi sono necessarie altre opere di ristrutturazione dopo le quali arrivano due novità, la buca dell’orchestra chiamata Golfo Mistico e i camerini che prima non c’erano. Fino al 1984 il teatro è attivo senza sosta e questo lo riduce in uno stato usurato. Prende il via una nuova ristrutturazione e, grazie al suggerimento della celebre Architetto Gae Aulenti, viene ripristinato un arredamento in stile Ottocento e i classici colori rosso e oro. Ospita, dalla riapertura, stagioni teatrali invernali di grande rilevanza.

Quanto mi piacerebbe scoprire di più non te lo puoi immaginare, con l’importanza avuta nel corso dei secoli da questa città chissà quanti aneddoti, leggende, storie si celano dietro a tutta la vita che Fermo ha visto scorrere tra le sue mura. Ci sarebbe così tanto da raccontare che, credo, quanto scoperto con il breve tour sia solo il classico granello in un mare di sabbia.

Molte delle vicissitudini della città sono legate anche all’evento a cui i fermani sono storicamente legati e devoti da sempre, la Cavalcata dell’Assunta. Il Palio tra le 6 contrade avviene ogni anno il 15 agosto in omaggio alla Vergine, ma tutta la festa inizia già verso la fine di luglio con delle serate che preparano la città alla gara finale.

Io quest’anno non me le vorrei perdere, che dici, ci vediamo lì?

 

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