Cartolina da “Saint Raphaël, Aix en Provence, Fréjus” 

Una delle scene più simpatiche del viaggio? Lei, bionda perfetta magrissima, ha un appuntamento con lui, atletico curato un tipico uomo metrosexual. È sabato sera, sono a cena, siedono al tavolo accanto al mio al ristorante, ordinano prima di me un insalata tutti e due, lei è a dieta lui non vuole far vedere che si mangerebbe anche il tavolo! Arrivano le loro insalate prima del mio hamburger gourmet, lui la divora, lei mangia (lo giuro) foglia per foglia, quando io passo a metà del mio piatto lei ancora tira su dalla ciotola una foglia alla volta e chiacchiera, lui è lì che scalpita sfinito…ahahah…che meraviglia di spettacolo sono le persone…ma non divaghiamo, ti racconto tutto dall’inizio…

Quando sono scesa nelle Marche per Pasqua, quest’anno, l’ho fatto in treno. Ero lì, alla Stazione Centrale di Milano, che guardavo il tabellone delle partenze aspettando che uscisse il binario del mio treno, e lo sguardo si sofferma sulle fermate di un altro che partiva alle 15:10 da Milano direzione Marseille. Mi lascio incuriosire dalle varie tappe in Costa Azzurra, le memorizzo, le studio poi con calma durante il mio viaggio, mi lascio colpire da Saint Raphaël, sempre Costa Azzurra ma nella regione della Provenza, penso “potrebbe essere una bella esperienza per il ponte (all’epoca prossimo) del 2 giugno”. Tornata a Milano continuo a ragionarci un attimo su ma tutto sa di decisione ormai presa, iI treno non costa tanto, per l’alloggio cerco su Airbnb, anche qui trovo un ottima occasione, la strada di questo viaggio si presenta semplice, quindi è da percorrere, prenoto e vado.

Quella della viaggiatrice in solitaria, è un’esperienza fatta già altre volte, la più significativa è stata durante una settimana in Turchia nel 2014, per la Santa Pasqua, in uno degli anni in cui questa festività aveva la stessa data sia per la Chiesa Ortodossa che per quella Cattolica. È stato un viaggio bellissimo, Istanbul, la Cappadocia e il giro in mongolfiera, il mare di Antalia. Senza voler divagare troppo dal racconto oggetto di questo articolo, credo che i viaggi da soli siano delle esperienze fantastiche, tuo il tempo, tue le scelte su dove andare, tuoi gli incontri che farai e che manterrai o meno, tuo quello che imparerai da quel viaggio e la maggiore consapevolezza di te stesso che porterai a casa. Almeno una volta l’anno (ma non sempre da soli, questa è una scelta da fare solo quando se ne sente il bisogno) credo si debba andare a vedere un posto nuovo mai visto prima. Saggiamente (almeno credo!!) lo faccio sempre lontano dalla ressa delle ferie di agosto perché trovo che in una “dimensione umana” i posti si possano scoprire meglio. Ti racconto allora cosa ho scoperto di questa “mia” Costa Azzurra, che era ancora inesplorata per me, e che, come nelle altre cartoline, ti narro nello stesso ordine in cui io ho visto le cose.

Giovedì: la partenza è con il treno del mattino alle 07:10, con Thello, arrivo a Saint Raphaël alle 13:15. Ad accogliermi alla stazione la signora che ha accettato la mia prenotazione su Airbnb. Anne Marie è una squisita ex insegnante di francese, come il marito, i loro ultimi anni di carriera li hanno trascorsi in Marocco come insegnanti presso le scuole francesi all’estero, per poi decidere di ritirarsi in pensione in questo meraviglioso paesino in Costa Azzurra. La sua casa è piena di mobili in legno che hanno colori e lavorazioni tipiche del Marocco, dista pochi minuti a piedi dalla spiaggia e Anne Marie è gentilissima e sempre pronta a fornire informazioni utilissime per potersi muovere, dove mangiare (ma io su questo punto mi ero avvantaggiata!), cosa vedere. Dopo i convenevoli, un caffè, due chiacchiere insieme in un mix di “franghlish” (francese e inglese per capirci!), mi cambio, indosso un costume, un vestitino leggero sopra e me ne vado alla scoperta della piccola cittadina, con un piano solo per il primo pomeriggio da turista, andare al mare, fa caldo, sono stanca delle ore passate in treno, mi va di tuffarmi in acqua e rilassarmi al sole. Ma da Rue Basso alla Plage du Veillat due pasticcerie mi colpiscono al cuore. Sono le classiche con quei dolci raffinati, eleganti, sofisticati come solo quelli della pâtisserie française sanno essere. Decido di assaggiare qualcosa da una delle due, la Maison Cochet, al 98 di Boulevard Felix Martin e parto con questa delizia qui,

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una nuage fruité. Nuage vuol dire nuvola, e sta per la meringa bianca intorno che avvolge la crema leggerissima alla nocciola, a sua volta accompagnata da mango fresco all’interno, il tutto guarnito sopra con una riduzione di confettura di mango. Poco più avanti vedo un piccolo parco, è dedicato ai caduti in guerra, mi siedo e mangio questa meraviglia, proprio davanti alla Basilique de Notre-Dame de la Victorie.

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Dopo il “pit-stop” merenda è finalmente la volta del mare, alla Plage du Veillat. Si sta molto bene, non è ancora alta stagione, la cittadina, non ancora invasa dai turisti, ha una vivibilità molto molto a misura d’uomo che la rende ancora più stupenda. Anche nella passeggiata di ritorno verso casa, mi rendo conto che le persone che animano le strade sono abituate ad essere qui, quindi ci vivono mi dico, oppure hanno acquistato una casa di vacanze in questo posto e sono venuti a trascorrere il fine settimana. Per la cena…(qui lo dico…e poi non lo nomino più…) avrei voluto cenare da Chez Gaston ma ho fatto la grande cavolata di non prenotare per tempo ed è pieno, sia per il giovedì sera, che per il sabato. Hai notato che ho saltato il venerdì tra i giorni probabili per la cena in questo ristorante? L’ho fatto volutamente, perchè sapevo che sarei tornata tardi e stanca dalla “gita fuori porta” di cui ti sto per narrare. Ceno in una brasserie molto carina sul lungo mare, il cameriere parlava solo in francese ed era un po’ imbarazzato dal fatto che non ci capissimo molto bene, ma il locale è molto molto carino, e anche il cameriere lo è stato, si chiama Barrestaurant47, proprio sulla promenade di Saint Raphaël e si mangia molto bene.

Venerdì: il TGV per Aix En Provence è alle 08:23 del mattino dalla Gare di Saint Raphaël. Aspettando sulla banchina del binario incontro quelle che poi saranno state le mie compagne di tour  per più di mezza giornata, ma in quel momento non lo sapevamo ancora, ci chiediamo soltanto se siamo sul binario giusto, poi ognuno va nella propria carrozza. Due ore di viaggio, più o meno, che per me trascorrono tra colazione IMG_2389[1]

e l’ammirazione del panorama. Ndr: pure le brioche in Francia sono diverse e più buone di quelle italiane (di Milano poi non te lo dico dove è difficile trovarne di buone!). Se ne era accorta della loro bontà anche Maria Antonietta, fatto che la portò poi a pronunciare (pare) una frase che, ahimé, le risultò pressoché fatale!

La Gare TGV ad Aix En Provence è un po’ fuori dalla città, per raggiungere il centro è necessario prendere un autobus, il nr 40, ed è qui che rincontro le mie favolose compagne di viaggio. Edda e Luisa sono di Torino, amiche da sempre, hanno acquistato con le loro rispettive famiglie una casa a Saint Raphael dove vanno a trascorrere del tempo, non conoscevano Aix nemmeno loro e, chiacchierando in autobus nel tratto di una 20ina di minuti di viaggio, inizia insieme la nostra avventura per la città. È una città bellissima, fondata nel 123 a.C. dal console romano Sestio Calvio del quale porta ancora il nome (Aix è infatti l’abbreviazione di Aquae Sextiae), nel 477 divenne capitale dei Visigoti, nel 731 fu occupata dai Saraceni, durante il Medioevo diventa capitale della Contea della Provenza e viene annessa al regno di Francia nel 1487. La chiamano la città dalle 100 fontane,

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la prima ti accoglierà in Place Charles de Gaulle tutte le altre le troverai passeggiando per le vie, molte di esse  si trovano in Cours Mirabeu, corso voluto dall’Arcivescovo Mazarin nel XVII secolo per permettere all’alta borghesia di avere una passeggiata da poter percorrere con carrozze o a piedi. Il Cardinale è in realtà Michele Mazzarino, italiano, abruzzese per la precisione, nominato da Innocenzo X Arcivescovo di Aix nel 1645 e fratello minore sfortunato del più ben noto Giulio Mazzarino. Michele morirà solo nel 1648 alla giovane età di 42 anni, mentre Giulio, al quale toccò la più politicamente introdotta Avignone come città, come tutti gli ecclesiastici di rango, fu un abile politico dalla visione molto lunga e acuta, intelligente, machiavellico, con un grande gusto per le arti. Le fontane di Aix vennero costruite perché servivano ad abbellire, ma anche a dare un senso di fresco e di ristoro durante le calde e assolate giornate tipiche del Sud della Francia e questo effetto riescono a renderlo ancora. Ci inoltriamo per le viuzze più strette, quelle che si estendono in un dedalo lungo la città e che sono piene di negozi, ricche di vita, animate da persone che vi passeggiano,  per raggiungere Place Richelme famosa per il suo mercato. Il venerdì è giorno del mercato alimentare, quindi via libera a banchi di frutta e verdura, formaggi, salumi, pesce, tutte meraviglie che non potevo non immortalare e che voglio farti vedere

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Come potrai vedere ho portato con me il mio grembiule, oramai indistinguibile marchio di fabbrica dal quale mi separo a fatica, le simpatiche foto sono state scattate da Edda e Luisa e il ragazzo che vedi del banco pesce, è Roman, avevamo la stessa maglia, è un chiaro segno di amore…ahahah…Incontro anche un altro simpatico signore, Michel, che fotografando il mercato per conto suo mi scatta delle pose che poi mi manderà per e mail. Io, Edda e Luisa continuiamo la nostra passeggiata, chiacchierando del più e del meno, Luisa ha una passione per gli oggetti di design per la casa e ad Aix di artisti che si dedicano a questa attività ce ne sono molti, per cui, scrutiamo con piacere i vari negozietti che vendono questo genere di cose. È, per via delle colonie che la Francia ha avuto, molto presente l’influenza araba e, sempre passeggiando per le vie, troviamo una pasticceria algerina che vende cose meravigliose e buonissime.

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Tra acquisti vari di souvenir (soprattutto io per mia mamma e mia sorella) per noi tre è arrivata l’ora di mangiare e proseguiamo alla ricerca di questo luogo che io mi ero studiata prima.

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Il nome del ristorante, Jacquou le croquant, è lo stesso (e quello dal quale ha preso spunto) di un romanzo francese, in stile dickensiano, di Eugene Le Roy che narra la storia di un ragazzo e dal quale è stato tratto anche un film. L’interno del locale è una meraviglia, espone le opere di un pittore che usa dei colori accesi e vivaci e uno stile molto molto particolare, la cucina che propone è quella tipica provenzale, e io cercavo quella, e come tradizione vuole mangiamo anatra e oca

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e una meravigliosa marquise al cioccolato con della crema inglese

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Soddisfatte del nostro pranzo per me Luisa ed Edda è giunto il momento di separarci, non prima di aver scattato una foto a memoria di questa splendida giornata insieme, proprio di fronte ad una delle tante fontane.

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Fare la loro amicizia è stato un gran piacere e ci ripromettiamo di tenerci in contatto (e lo stiamo già facendo), nel frattempo del soggiorno ad Aix loro andranno ad una mostra temporanea di ceramica, io invece andrò a vedere l’atelier di uno dei pittori impressionisti più grandi di tutti i tempi, Paul Cézanne. Con grande rammarico non riesco ad andare a vedere il Musée Granet che ospita molte delle opere dell’artista ma appena arrivo all’ingresso dello studio dell’artista mi rendo conto che, senza meno, ho fatto la scelta migliore. Lo studio si trova sulla collina dei Lauves, un po’ fuori Aix, il posto è raggiungibilissimo con l’autobus numero 5 che da Avenue des Belges va in direzione Parc Relais Brunet, lo stop è alla fermata Cézanne. Qualche passo a piedi scendendo sulla collina e si arriva in questo posto in cui, davvero, non lo scrivo per esagerare, Paul Cézanne ha lasciato un’aurea di magia e fascino.

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Il pittore acquista questa casa di campagna, con l’eredità  lasciatagli dall’amatissima madre dopo la sua morte, proprio con lo scopo di ricavarci un luogo dove poter dare sfogo alla sua creatività. Lo studio viene organizzato da Cézanne al primo piano della casa dove lui viene a trascorrere qui tutte le sue mattine, dal 1902 al 1906 e dove realizzarà alcune delle sue opere più importanti. L’atelier è infatti inondato dalla luce, dal silenzio, e da colline circostanti dalle quali godere di strepitosi panorami che ispireranno molto il pittore. Una mattina del 1906, proprio mentre lavorava su una collina, en plein air, venne sorpreso da un violento temporale che gli procurò, anche a causa della sua cagionevole salute, una tremenda polmonite che lo fece morire pochi giorni dopo. Questa casa di campagna, dopo la sua morte, restò abbandonata per molti anni a causa delle liti tra gli eredi in merito ai beni oggetto dell’eredità, fino a quando un gruppo di artisti americani grandi ammiratori del pittore decisero di rilevarla (prima che qualche avido immobiliarista ci si avventasse), la ristrutturarono e la resero casa museo ripristinando lo studio esattamente come era all’epoca in cui lo viveva Paul Cézanne, con gli oggetti
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che ispirarono le sue nature morte, la scala per le sue grandi tele come “Le bagnanti”, la stufa, il pavimento in legno che cambiò per non avere il cotto (presente invece in tutto il resto della casa) in modo d’avere una luce neutra mentre dipingeva le sue opere, il comò dove teneva i suoi pennelli e i suoi colori, e ancora, il suo cappotto, la sua bombetta, il grembiule da lavoro ancora macchiato di colore. È stata una visita sensazionale, come se lo spirito di Paul Cézanne aleggiasse ancora su questo luogo da lui così tanto amato e vissuto con estrema passione, che fu capace di infondere in lui un senso di profonda pace e serenità, dove si rifugiava tutti i giorni dalla sua casa al 23 di Rue De Boulgorne in pieno centro città.  L’autobus nr 5 impiega un 20 minuti per arrivare su questa collina altrettanti quindi per tornare in città, dove mi dedico di nuovo ad una passeggiata per le sue vie che, seppur calde e assolate, sono così dinamiche e ferventi di attività e che riescono a trasmettere tutta la loro vitalità con un senso di tranquillità unica al mondo. A malincuore è tempo di rientrare verso la Gare TGV per il treno di ritorno a Saint Raphaël, dove arrivo tardi e stanca per poter fare qualcosa la sera, dopo una doccia rigenerante, mi concentro sul piano della giornata dopo…

Sabato:  Edda e Luisa, durante la nostra passeggiata ad Aix en Provence di cui hai appena letto, mi raccomandano di andare a vedere Fréjus, vicinissima a Saint Raphaël, in collina. Decido di seguire il consiglio, e vado, sono molti gli autobus che, dalla Gare Routiere (la stazione degli autobus in francese) partono con destinazione Fréjus. Hanno ragione le mie due amiche, è un piccolissimo ma carinissimo paesino, con il centro storico situato in collina ma che gode anche di una bellissima spiaggia sul litorale. Circa 54.000 abitanti distribuiti in viuzze e scorci bellissimi, su tutto aleggiano ancora le tracce di quando, durante l’Impero Romano, è stato un importante centro, a testimoniarlo i resti dell’acquedotto e dell’arena.

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Fondata nel 49 a.C. da Giulio Cesare il nome che le fu dato all’origine fu Forum Julii (il Foro di Giulio appunto), passò poi ad Augusto, che la usò per accogliere i veterani della Legione VIII Augusta, e successivamente all’imperatore Tiberio. Conosce un periodo di declino, nel Medioevo vi si sviluppa soprattutto l’agricoltura, nel XVI secolo vi ci viene costituito il secondo vescovato più grande di Francia dopo quello di Lion, nel 1536 accoglie il trionfo di Carlo V, diventa nel 1913 la base aeronavale di Roland Garros, nel 1959 è colpita da un grave fatto, la rottura di una diga distrugge buona parte dell’abitato e, purtroppo, causa la morte di più di 400 persone. Ricostruita è ora il centro turistico ed economico più attivo della sua regione, quella di Esterel Var, ed è la città con la più alta concentrazione di vestigia francesi dopo Arles. Vivacissima anche questa città, il sabato è giorno de “le gran marchée”, e i mercati francesi sono una meraviglia, anche questo come quello di Aix è un piacere da vivere, con gli abitanti della città che vanno a fare la spesa con le sporte di vimini come si vede nei film. Ovviamente la parte più importante si svolge nella piazza della cattedrale

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con un venticello fresco e all’ombra di questi grandi alberi che danno refrigerio. Anche questo mercato termina alle 13, poi, come ad Aix En provence, le bancarelle del mercato cedono il posto ai tavoli e alle sedie dei bar per diventare la splendida cornice di un aperitivo, di un caffè, di una chiacchierata. Potevo non conoscere nessuno secondo te? No, non sarei stata io, di gente ne ho conosciuta diversa, ma all’inizio della discesa che porta alla cattedrale c’è un banchetto di prodotti italiani, prosciutto, affettati, formaggi, il tutto venduto con estrema simpatia da madre e figlio. Vivono in Provenza da tanti anni, ad aiutarli la zia Giuseppina (sorella della signora) e suo marito Giuseppe. Poco più giù c’è un altra loro sorella che con suo marito ha un altro banco di prodotti tipici italiani, loro però vendono prodotti secchi da panificazione, taralli, friselle, etc etc. Me ne innamoro, di tutti quanti, finisco il giro e poi il mio pranzo è lì con loro, mi compro del pane, ci faccio mettere del prosciutto, compro della frutta e mangio appoggiata all’ombra della cattedrale, a farmi compagnia Giuseppina, mentre lei si fuma un paio di sigarette parliamo del più e del meno e mi sembra un angelo inviato dal Signore con il quale discutere di questioni molto molto spirituali. Riprendo la mia strada con il cuore gonfio grazie ad una simpatica e amorevole donna che, forse, non rivedrò mai più perché lei non usa nemmeno il cellulare, non ce l’ha proprio, non sa cosa farsene, ed è bella anche per questo. Io scendo verso il mare, per un altro bagno sia in acqua che di sole, ma mi ritiro presto, per lasciare spazio alla visita della città che ho scelto come sede per il mio fine settimana. Anche Saint Raphaël è stata una città romana, era sulla strada da percorrere per Forum Julii (Aix en Provence come ho scritto prima), è stata poi sempre un piccolo villaggio di pescatori fino alla seconda metà del XIX secolo quando, sotto l’influenza di un sindaco, Felix Martin, e dello scrittore Alphonse Karr, cominciò a diventare una stazione balneare alla moda, popolata da artisti, scrittori, politici, sportivi. È oggi, insieme a Fréjus, il polo economico più importante della sua regione l’Esterel Var. Il centro storico è molto piccolo, ma molto caratteristico e tutto è curato in maniera

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perfetta. L’ho trovata bellissima, ci sono stata benissimo, e, dal giorno che sono arrivata, continuo a ripetermi incessantemente che vorrei vivere in Costa Azzurra tutta la vita. Durante la mia passeggiata non potevo esimermi dal fermarmi di nuovo per la merenda a base di un dolcetto della meravigliosa pâtisserie française. E così conosco l’altra pasticceria, ancora più raffinata e buona della prima, Calderon Patisserie Chocolaterie, durante il fine settimana (e solo nel fine settimana) realizzano i loro meravigliosi Saint Honoré monoporzione

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…difficile trovare le parole per esprimere cosa siano…una bontà meravigliosa che devi assolutamente provare. Casa, doccia, e per cena trovo un altro locale dove mangiare, con del personale carinissimo, camerieri super gentili e Claudia, la direttrice di sala in giardino, e Chelsea la responsabile sono davvero super simpatiche. Dopo aver visto il giardino mi siedo, per aspettare il tavolo, al bar per bere qualcosa, arriva Claudia tutta trafelata, mentre io parlavo con Chelsea, raccontandomi di aver trovato l’amore della sua vita, era un uomo seduto a cena…era davvero molto carino…Ti lascio qualche immagine del locale

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che si chiama MUGS flagrant délit de gourmandise, guardando la pagina e le foto puoi capire perché si chiami così, i mug sono i tazzoni americani da caffè o tè, e nel locale sono in vendita, belli, tutti diversi, tutti super colorati e in linea con lo stile del locale.

Il mio soggiorno ahimè sta per volgere al termine, la domenica è stata poi la volta di una passeggiata sulla spiaggia, ancora un po’ di mare, una doccia a casa e il treno delle 13.01 per tornare a Milano…non avrei avuto tempo di fare altro, ma quante cose mi sono lasciata indietro, il massiccio dell’Esterel, i percorsi a piedi, una passeggiata a cavallo sul mare, Chez Gaston dove non sono riuscita a mangiare, tornerei volentieri ad Aix per respirare ancora quell’aria fresca e frizzante, rivedrei Anne Marie e anche Edda e Luisa (a proposito loro tre le ho messe in contatto, hanno molti interessi in comune, sono sicura si troveranno benissimo insieme) insomma, sono stata bene bene bene, ho già deciso che ci devo assolutamente tornare…e al più presto…magari ci incontriamo lì….

NB:

  • i francesi sono stati gentilissimi, disponibilissimi ad ogni richiesta di informazione, carinissimi in ogni situazione
  • sono organizzatissimi sotto il punto di vista turistico, c’è un ufficio del turismo in qualsiasi città e sono disponibili per darti qualsiasi informazione
  • non ti ho parlato nell’articolo della Tarte Tropezienne, ma devi assaggiarla, è buonissima, io l’ho fatto….ma sono sicura che non avevi dubbi al riguardo…


Buona Strada!