La Montina, Franciacorta, le bollicine che sanno farsi invidiare dallo champagne.

Appena 3.000 ettari di territorio, questa l’estensione che disegna la zona di produzione del Franciacorta. Luogo meraviglioso,

ci si respira pace e operosità, è baciato da due caratteristiche che rendono le uve coltivate qui speciali e uniche.

Una è il clima, reso mite dall’influenza dei due laghi confinanti (Iseo e Garda), la seconda è la geo-morfologia del territorio capace di regalare alle uve una elevatissima acidità, caratteristica fondamentale del Franciacorta. È stata proprio questa peculiarità, che sembrava uno svantaggio, a far venire, nel 1961, l’intuizione ad un enologo di trasformarla in una qualità, introducendo in cantina il metodo classico e cominciare a produrre bollicine. La coltivazione delle uve qui iniziò nel 1200, quando si decise di bonificare le zone dei 19 comuni che ora fanno parte del territorio del Franciacorta. L’appalto venne dato al Monastero di Santa Giulia di Brescia che ci guadagnò l’esenzione dalle tasse per questi territori. Il nome Franciacorta arriva da questo, dal fatto di essere stata una ZonaFrancaCurtesFrancaFranciacorta. Dal 1961 ad oggi, sono nate 116 aziende produttrici di vino che nel 1990 si sono raggruppate in un Consorzio di Tutela dei vini del Franciacorta. Hanno deciso di puntare dritto verso l’unica soluzione che avrebbe dato un reale vantaggio ad una produzione proveniente da un territorio dalla dimensione piccola. Realizzare un prodotto di grande qualità, sottoscrivendo un disciplinare che attualmente è il più rigido a livello mondiale per la realizzazione di vino con metodo classico. Da una produzione di poche migliaia di bottiglie oggi sono arrivati a 17 milioni vendute per, il 70% in Piemonte Lombardia Emilia Romagna Veneto, per il 15% nel Centro Sud e solo per il restante 15% all’Estero. Marchio giovane (nato appunto solo nel 1961) e quindi assolutamente ancora con un potenziale di mercato enorme. Lo sa bene Daniele Bozza, la terza generazione di produttori di vino di Tenute La Montina, Sales Area Manager dell’azienda. Il nonno Fioravante era un piccolo produttore di vino, suo padre è uno dei tre fratelli che nel 1987 decidono, dopo più di 10 anni di esperienza nella cantina di un’altra azienda, di acquistare la tenuta del 1600 che un avo di Paolo Montini (Papa Paolo VI) aveva messo in vendita. La famiglia Montini, originaria di Brescia, era solita trascorrere le vacanze estive in campagna nella tenuta di famiglia e il nome La Montina deriva proprio dal cognome dei precedenti proprietari. La villa che fa parte del complesso, ora si chiama Villa Baiana e ospita circa 250 eventi l’anno, tra congressi e soprattutto matrimoni.

Ovviamente, durante gli eventi a Villa Baiana, i menù vengono accompagnati dai loro Franciacorta. Ed è proprio per soddisfare fino al dolce i palati degli ospiti che, nel 1991, La Montina crea un vino metodo classico abbinabile al dessert. Nasce il loro Demi Sec Rosè,

che all’inzio doveva servire solo per gli ospiti in Villa e che ora, invece, è diventato leader nel settore Demi Sec Rosè. È stato proprio Daniele a fare da Cicerone durante la visita alla tenuta, simpaticamente aiutato in pochi brevissimi attimi dallo zio Giancarlo,

(Amministratore Delegato della Società) e a raccontarci de La Montina e delle 9 fasi che compongono il prodotto finale. 72 ettari di vigneto dislocati in 7 comuni diversi nel territorio del Franciacorta

nei quali producono uve chardonnay e pinot nero. La vendemmia viene fatta intorno alla metà di agosto, quando ancora l’uva non è completamente matura al fine di garantire l’acidità al prodotto finale. Nulla, durante le 9 fasi,

viene lasciato al caso ma tutto è regolamentato dal famoso, rigidissimo disciplinare. La vendemmia infatti, ad esempio, deve essere fatta a mano. L‘uva viene divisa per vitigno e per varietà, viene pigiata in modo molto soffice con il Torchio verticale Marmonier (unico in Franciacorta)

che permette di mantenere intatte le qualità organolettiche dell’uva che andrebbero altrimenti perse nel caso di una pressatura violenta e traumatica. Il mosto ottenuto confluisce nelle vasche di fermentazione e poi trasferito in barrique di rovere francese per la prima fermentazione dove resta per 7/8 mesi. Durante questa fase le barrique vengono mosse grazie a delle ruote poste sotto le botti. Una volta questa fase di mescolaggio veniva fatta aprendo le botti e muovendo il mosto ma, essendo l’ossigeno uno dei nemici della fase di fermentazione, oggi le botti non si aprono più. Trascorso questo tempo i vini vengono assaggiati dalla famiglia e assemblati insieme all’enologo, messi in bottiglia e viene aggiunto il licor de tiraje (cioè un mix di zucchero di canna e lieviti selezionati). È la fase del tiraggio, quella che consentirà la fase della seconda fermentazione in bottiglia, grazie alla quale i lieviti si trasformano in zucchero e anidride carbonica e fanno nascere le magiche bollicine che io adoro, pazzamente. Il disciplinare del Franciacorta prevede che in bottiglia i vini restino:

  • 18 mesi per le basi
  • 24 mesi per satèn e rosè
  • 36 mesi per i millesimati
  • 60 mesi per le riserve

Durante questi mesi anche le bottiglie vengono mosse, per fare in modo che i lieviti non sedimentino ma si dissolvano completamente in bottiglia.

È una struttura luminosa, realizzata per i 30 anni di attività dell’azienda e posta nel locale delle barrique,

a raccontare la storia della grafica e del packaging di La Montina. Lo stemma dell’azienda parla di Papa Montini e di Brescia con, la tiara papale e le due leonesse simbolo della città,

una statua del Papa troneggia in un’altra sala delle barrique.

Definirla mascotte non si può, data la solennità del personaggio, senz’altro però è come se Sua Santità Paolo VI sia lì a dare la propria benedizione a questa azienda i quali proprietari non si limitano a produrre vino ma sono anche degli avvenuti mecenati. La Montina è infatti sede del primo Museo di Arte Contemporanea in Franciacorta e ospita un esposizione permanente delle opere dell’artista Remo Bianco (1922-1988), compresa la sua famosa auto con le applicazioni in foglia di oro.

ma girando per la tenuta si trovano altri oggetti frutto dell’incredibile creatività dell’artista.

Altra notizia interessante, perlomeno per i 4 milioni di tifosi rossoneri italiani, dal 2015 La Montina è Official Partners Wine del Milan.

Tour piacevolissimo, alla scoperta della storia di questa famiglia legata a doppia mandata con il territorio nel quale e per il quale ha lavorato e continua a lavorare con passione, metodo e dedizione. Personalmente, scoprire delle realtà così belle mi fa sempre sentire incredibilmente e profondamente orgogliosa dell’Italia. Il giro termina con la degustazione, che aspettavamo un po’ tutti, dei loro Franciacorta e di alcune specialità gastronomiche tipiche della zona. Adoravo già le bollicine, ho per questo tipo di vino una passione smodata. Sabato scorso il mio cuore è stato conquistato da una nuova scoperta, il Satèn di Tenuta La Montina, la cui carbonica più leggera fa si che, bevendolo, le bollicine solletichino soltanto il palato senza punzecchiarlo. Ecco perché si chiama Satèn, perché scivola sul palato come seta.

Davvero non so spiegarmi perché mai non fossi andata prima a visitare questo territorio dove senza meno tornerò! Un grazie davvero di cuore a Jessica (Marketing & Communication Tenute La Montina) per la sua gentilezzza e disponibilità. Insieme abbiamo pensato e ci siamo accordate per questo articolo, conoscerla e scoprire la sua comunicatività, il suo carattere frizzante, la sua determinazione è stata l’ulteriore conferma che le Tenute La Montina saranno, anche per te, il tuo prossimo tour del gusto che devi assolutamente organizzare al più presto.

Per info:

Tenute La Montina sito web https://lamontina.com/

Villa Baiana sito web https://villabaiana.it/

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