Special Guest Novembre 2018

I suoi primi ricordi legati alla musica è stata sua madre Anna a narrarglieli, raccontando di quando da bambino faceva le percussioni con le pentole appese alle pareti della cucina del nonno, oppure di quando, il padre batteva il tempo a quattro con il dito e Alfredo con i coperchi girava per casa per ore battendo i piatti. Il grande amore per la musica di Alfredo Laviano “MusiCuoco” Musicista appassionato di cucina , lo ha portato a progettare e concretizzare il suo spettacolo “Le pentole narranti”. Il nome MusiCuoco è una sua creazione, non si definisce chef ma un musicista appassionato di cucina. Nello spettacolo “Le Pentole Narranti”, Alfredo riunisce tre discipline in una sola serata, cucina, musica, narrazione (con la presenza di un attore in scena). Il pubblico è invitato ad ascoltare, in un sottofondo sonoro creato dagli stessi strumenti della cucina, racconti in cui il cibo è parte essenziale. Il risultato finale è un coinvolgimento multisensoriale. Te ne lascio un piccolo assaggio

Prima di raccontarti di lui. Nato ad Amandola, la sua famiglia è di origine nobile e lucana e discende da una famiglia normanna del 1200. Suo padre Francesco Paolo (per gli amici Franco) è stato musicista e paroliere per passione. Suo nonno paterno lo fu per professione e fino all’età di 103 anni la musica fu la sua vita. Diplomato al Conservatorio in clarinetto e strumentazione per banda, lavorò anche alla Fenice di Venezia, quando per caso giunse in Amandola, conobbe la nonna di Alfredo e in quel paese decise di stabilirsi. Fu proprio nonno Eugenio ad avvicinare il nostro MusiCuoco alla musica. Lo faceva però in un modo un po’ forte e altrettanto poco divertente, facendolo, infatti, studiare su dei tomi enormi russi di tecnica musicale, cosa che equivale forse un po’ a dire “come far odiare la musica ad un bambino”! Si iscrive all’Istituto d’arte ed è lì che conosce la persona che lascia per sempre in lui un segno indelebile, il Professor Giuseppe Pende insegnante di Disegno dal Vero. L’eclettico e iperbolico docente, nonché artista poliedrico (delle cui opere è possibile visitare una mostra a Fermo, in Via Perpenti), grazie al suo approccio molto umano e alternativo che usava con gli alunni, fu il primo a sostenerlo nel risolvere le conseguenze nell’apprendimento causate dalla dislessia (diagnosticata in Alfredo solo in età adulta). Anche quando Alfredo lascia l’Istituto d’Arte (con grande rammarico del Prof. Pende), riscopre la sua grande passione, la musica, si iscrive a Conservatorio e si diploma in Percussioni, l’amicizia con il suo professore non viene mai meno. Il suo grande amore era già il jazz, il “mostro” che nelle stanze sacre del conservatorio i professori chiamavano “inutili virtuosismi fuori luogo”. Ma già all’epoca (fuori dalle “stanze canoniche”) e soprattutto dopo diplomato, ha fatto jazz, jazz, ancora jazz, niente altro che jazz! E fu così che, con alcuni amici “eretici” come lui, nasce il quartetto Band’Union. Jazz e cucina si assomigliano, entrambi possono nutrirsi di una caratteristica come l’improvvisazione, in tutte e due le discipline bisogna stare attenti a calibrare le proporzioni perché la riuscita sia eccellente. La passione per la cucina sono state la mamma e la nonna a trasmettergliela, lui l’ha poi perfezionata studiando con Marchesi. Non avendo mai abbandonato la pittura, le sue ricette sono belle da vedere perché prima le disegna. Le ispirazioni gli arrivano di notte o la mattina in genere, magari mentre si prepara, le butta giù su carta e poi le realizza in cucina. Mi sembra di immaginarlo mentre, nel momento di tranquillità della sua giornata, prende il foglio di carta, le matite colorate e inizia il bozzetto della prossima ricetta. Alfredo trasmette questo, pace, unita ad un senso di tranquillità e di saggezza. Si dice che, con il passare degli anni sia un percorso al quale ognuno di noi arriva ma, personalmente non la ritengo una tappa così scontata nella vita di tutti. In alcuni lascia il tempo che ha trovato all’inizio e non attecchirà mai, in altri si eleva fino a raggiungere grandi altezze. Alfredo rappresenta la seconda categoria e te ne accorgi mentre parli con lui, osservando il suo modo di raccontarsi con consapevolezza, onestamente e liberamente, senza cercare di gettare fumo negli occhi di chi ascolta, senza inutili virtuosismi. E in tutte le volte che ci siamo sentiti al telefono, che ci siamo visti, che ho letto di lui nel libro “Le Pentole Narranti”

foto copertina

mai queste belle sensazioni sono state tradite ma tutt’altro, sono state rafforzate da una buona dose di ironia che è un grande segno di intelligenza. La tappa successiva della nostra amicizia sarà assaggiare qualche suo piatto, siamo rimasti d’accordo così. Mi auguro davvero che nei giorni che trascorrerò nelle Marche per le festività natalizie non manchi occasione perché secondo me è davvero un cuoco provetto, anzi…un MusiCuoco provetto! Mi va benissimo anche la ricetta che gentilmente ci regala (e del quale lo ringrazio) per questa Special Guest, adoro tutti gli ingredienti da lui usati per questo piatto.

Spaghetti “due isole in un piatto” by Alfredo Laviano

Ingredienti

400 gr di spaghetti

Bottarga di muggine

Aglio in camicia

Peperoncino

Prezzemolo

Arancia di Ribera D.O.P. disidratata (due fettine)

Buccia di limone grattugiata

Olio extravergine di oliva

Sale

Preparazione: In una padella scaldare l’olio insieme all’aglio e peperoncino facendo attenzione a non farli bruciare. Nel frattempo cuocere la pasta, scolarla al dente e versarla nella padella con un mestolo di acqua di cottura, togliere l’aglio, a fuoco spento aggiungere la bottarga appena grattugiata e l’arancia disidratata. Saltate velocemente la pasta e aggiungere i gambi di prezzemolo tritati è una grattatina di buccia di limone. Impiantare con un filo di olio e altra bottarga fresca per guarnire.

Sapidità. Succulenza. Aromi. Piccantezza. Acidità. Ecco le sensazioni gusto olfattive di questo piatto tanto semplice da preparare (così sembra leggendo la ricetta) quanto ricchissimo in sensazioni. Tradizione!! E sia!! Vernaccia di Oristano. Un vino, una tradizione. Un ossidato di estrema eleganza che sembra creato apposta per contenere l’esuberanza della bottarga. Profumi e sapori diversi dal solito ma di sicuro effetto. Provare per credere!

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