Cartolina da “Da mia sorella a Madrid”

Volendo scegliere una colonna sonora per il fine settimana trascorso a Madrid sceglierei senz’altro la musica, i testi, le canzoni di Lucio Dalla. Mi è rimasto in mente il motivetto di “Cosa sarà” (canzone che ha cantato con De Gregori, altro mostro sacro della musica italiana), continuo a fischiettarlo mentre scrivo questa cartolina. Nelle mie 48 ore a Madrid quando appare Lucio te lo scrivo più avanti, ora andiamo per gradi. Difficilissimo contare quante volte sia stata in questa stupenda città, la prima volta fu (me lo ricordo come fosse ieri) l’anno del mio diploma alle superiori. Mia sorella Monica (che tu hai conosciuto nell’articolo Special Guest Estate 2016) viveva già lì e i miei mi regalarono il viaggio come premio per la maturità. Mamma mia…ricordo ancora l’emozione e l’adrenalina di quel primo viaggio da sola! Mia sorella vive ancora lì, questa volta l’occasione per andarla a trovare era festeggiare insieme il suo compleanno. La mia penultima volta a Madrid è stato a Natale del 2015 quindi, da quando ho aperto il blog non sono più andata, per questo la cartolina di viaggio di questa meravigliosa città arriva solo oggi, raccontata con la solita regola, cioè nello stesso ordine in cui io ho visto le cose.

Arrivo venerdì sera con un volo che atterra a Madrid alle 21:00 de la tarde, mia sorella mi aspetta in aeroporto. Andiamo insieme verso casa. Fa caldo, caldissimo, ma è un clima secco e non ci sono zanzare, questi due fatti da soli rendono la temperatura molto più sopportabile. Nella città che da sempre vive 24 ore su 24, la notte è fatta per stare in giro, il tempo di posare la valigia e per noi è subito andare a berci una caña (è il modo in cui si chiama il bicchiere di birra) nella cerveceria sotto casa. In realtà io sono una fan sfegatata della clara de limon (birra mischiata a succo di limone o alla schweppes al limone) e anche della clara (birra mischiata a gazzosa, quella che nelle Marche si chiama “bicicletta”, per intenderci). Di prassi, las cervecerias portano una tapa di accompagnamento compresa nel prezzo della bevuta, quale sia logicamente varia da locale a locale, questa dove siamo andate noi era ensaladilla (insalata di patate lesse, maionese, tonno, carote, piselli, la nostra insalata russa insomma). Buonissima, ma una tapa non basta mai e adoro, adoro, adoro las croquetas espanolas. Di loro ti ho già raccontato nell’articolo Croquetas de bacalao, non c’entrano nulla con quelle italiane fatte con le patate, queste sono delicate, con la besciamella come base alla quale poi si aggiunge jamon (prosciutto), o bacalao (baccalà), o pollo, o atun (tonno) etc etc. La scelta con la nostra birretta è per quelle di jamon che ci vengono servite accompagnate con della salsa aioli. Non facciamo tardi, vogliamo approffitare della giornata di domani che si preannuncia interessante dal piano che abbiamo fatto per il…

…Sabato: Madrid e dintorni ospitano molte case museo che vale la pena assolutamente visitare. La nostra scelta ricade sulla Casa Museo Lope de Vega.

Si trova in pieno centro città, nel Barrio de Las Letras, cioè il quartiere letterario di Madrid, quello dove vissero alcuni dei più illustri scrittori che segnarono la storia della Letteratura Spagnola durante il Siglo de Oro, cioè il XVII secolo, Felix Lope de Vega fu uno di questi. Vissuto tra il 1562 e il 1635, dotato di una intelligenza prodigiosa e di una creatività straordinaria, tra sonetti, poemi, romanzi, racconti, epopee, commedie teatrali, la sua produzione letteraria superò i 3000 scritti. Anche la sua vita privata fu estremamente variegata, il motivo per cui si impegnava a scrivere tanto, oltre che passione e talento, era anche dover mantenere la sua famiglia che nel tempo arrivò ad essere composta da 16 figli, avuti dalle numerose donne che lui amò nel corso della vita. Amori difficili e tribolati i suoi, vissuti appassionatamente con donne a volte già sposate, motivo per cui venne anche esiliato dalla sua amata Madrid e dalla sua adoratissima casa che lui considerava il luogo della sua quiete. Siamo nella Spagna della terribile Inquisizione che vi fu applicata, quindi in un epoca di forte moralismo e di grande superstizione, complici alcuni fatti che segnarono molto tristemente le vite dei suoi figli e delle sue amanti, lo scrittore si persuase che era tempo di espiare le sue “colpe” e di redimere la sua anima. Così nel 1609 all’età di 47 anni decise di entrare a far parte della Confraternità degli Schiavi del Santissimo Sacramento. si ritagliò una stanza angusta, umile e molto semplice

di fianco al suo studio dove poter pregare per chiedere perdono dei suoi peccati e si convinse che la sua strada fosse il sacerdozio. La scelta avvenne in una età che all’epoca era già considerata veneranda (la vita media era di 45 anni), lui mai avrebbe potuto pensare di passare a miglior vita addirittura a 73 anni (che al tempo era l’equivalente di oggi di morire ultracentenari). In vecchiaia Felix Lope de Vega tornò ad innamorarsi ancora, questa volta rendendo la relazione addirittura sacrilega perché lui era diventato, appunto, sacerdote. Sempre vero insomma il detto che il lupo cambia il pelo ma non il vizio e, nonostante la scelta di avere lo studio attaccatto alla sua stanza da letto, per evitare di essere indotto in tentazione e dedicare la sua vita alla scrittura e alla preghiera, l’amore trionfò di nuovo. I manoscritti che vedrai nello studio

sono originali del 1600 e rappresentano solo una terza parte di quelli che in realtà l’autore possedeva. Curiosa da vedere è una stanza al secondo piano che mi ha fatto scoprire una cosa che non conoscevo. Nella stanza (come vedi nella foto)

c’è un baule da viaggio, una mantella e una spada adagiate sul letto. Nel 1561 l’installazione della corte di Felipe II nella nuova capitale spagnola (Madrid appunto) comportò l’afflusso di una quantità di famiglie e persone che la città non era ancora pronta ad ospitare. Un editto dell’epoca cercò di risolvere il problema, venne chiamato “Regalia de aposento” che può essere tradotto in qualcosa come “privilegio Reale della Camera”. Obbligava cioè, i proprietari di case con più piani (e non esentati dall’editto) ad ospitare personalità facenti parte della Corte che avrebbero dovuto soggiornare temporaneamente a Madrid. Nella casa di Lope di Vega soggiornò davvero, per 8 mesi, un diplomatico con il quale lo scrittore instaurò un’amicizia che fu fonte di ispirazione per le proprie opere. Ma a molti altri ricchi esponenti della città questo editto non piacque e fatta la legge, bisognava trovare l’inganno, e l’escamotage si trovò. Vennero rifatte le facciate esterne delle case cambiando totalmente le disposizioni delle finestre, dei balconi, delle porte, in modo tale da far sembrare dall’esterno, ai funzionari del Governo addetti alla supervisione degli immobili, una casa dagli ambienti stretti e scomodi e quindi non adatti ad ospitare persone di un certo rango. Si chiamavano Casa a la Malicia (cioè case fatte con malizia) o Casas con trampa (cioè case fatte con l’inganno) e ce ne sono ancora diverse in giro per Madrid. La struttura di questa casa invece è quella originaria (senza trampas) e si sviluppa su un piano terra più due piani superiori. Il primo era quello che un tempo ospitava la cucina,

le stanze riservate alla servitù, i locali di servizio, gli altri due erano i piani nobili dell’abitazione. La casa dopo Feliciana Lope di Vega (una dei suoi numerosi figli) passò diversi proprietari, nel 1935 venne dichiarata casa museo e l’arredamento venne completato usando mobili e arredi provenienti dal Museo del Prado, Museo Arqueològico Nacional , Instituto Valencia de Don Juan, Museo de Santa Cruz y Biblioteca Nacional, oltre ad alcune donazioni private. Ironia della sorte la via dove si trova l’ingresso attuale porta il nome di un autore che Lope de Vega non ha stimato molto, sembra infatti che lui abbia detto di Cervantes “Dei poeti non dico: il secolo buono è questo. Molti sono in preparazione per il prossimo anno; ma nessuno è cattivo come Cervantes o sciocco come l’elogio di Don Chisciotte”. Un tempo l’ingresso principale era dal lato opposto di quello attuale, cioè quello che attraversa il piccolo ma delizioso giardino che ospita roseti, un pozzo antico, un arancio di rara bellezza e molte altre piante.

Il Barrio de Las Letras lo riconosci, è quello con le ormai famosissime scritte dorate in terra tratte da grandi opere letterarie spagnole.

Centralissimo, i suoi “confini” sono delimitati da la Calle Atocha, il Paseo del Prado, la Calle de la Cruz, la Carrera de San Jeronimo

(teatro di una delle più belle processioni madrileñe durante la Semana Santa, quella del Cristo de Medinaceli). Il quartiere è ricco di negozietti di design, vintage, nuovi e innovativi marchi moda, ma anche ristoranti dove si mangia molto bene, cervecerias storiche, locali di tendenza. Anche per noi è un po’ tempo di shopping e di un aperitivo bevendo una cosa che a Madrid è un cult dei cult. Il Vermut Zarro, anche chiamato el vermut de Madrid, è de grifo (tradotto letteralmente di rubinetto) cioè vuol dire che viene spillato, freschissimo da bere, è veramente una goduria. Potevamo secondo te non mangiare nulla? Sia mai! E poi con gli alcolici bisogna sempre mangiare qualcosa, scegliamo croquetas e mejillones tigres, cioè cozze gratinate al forno con la besciamella, tigres indica la varietà delle cozze, cioè quelle grandi.

Ci siamo fermate in un posto dove mia sorella (che di Spagna se ne intende) ha dichiarato di aver mangiato i migliori mejillones tigres della sua vita, si chiama Taberna la Trucha , piatti andaluzi.

D’obbligo, un giro a El Corte Inglés in Sol (Puerta del Sol), il tempio dei grandi magazzini, difficilmente paragonabile ad altri europei è, ufficialmente, per volume d’affari il primo in Europa il quarto nel mondo. Il nome vuol dire taglio inglese ed è lo stesso della piccola sartoria con 7 dipendenti in Calle Preciados 3 dalla quale tutto ebbe inizio e che realizzava, appunto, abiti su misura dal taglio inglese. Nonostante il volume di affari elevato e le vaste proprietà immobiliari El Corte Inglés non è una società quotata in borsa e soprattutto, nonostante le varie richieste, la società non vuole uscire fuori dai confini spagnoli. Se vai in inverno (o quando ancora non fa tanto caldo) dedicati una coccola andando al piano ristorante di qualsiasi Corte Inglés per assaggiare le loro famose tortitas con nata. Da non perdere, sempre a El Corte Inglés di Sol, due cose

  • Cortilandia l’installazione che ogni anno l’azienda fa per Natale in una delle pareti del grande magazzino
  • Casa Labra , al lato de El Corte Inglés, qui puoi trovare le crocchette di baccalà più famose di Madrid, preparati a fare un po’ di fila!

Per noi il resto del sabato scorrerà tra, tornare a casa, riposarci un po’, prepararci (ascoltando e cantando canzoni di Lucio Dalla) per la cena con la quale festeggeremo il compleanno di mia sorella.

Domenica: siamo già ad una temperatura di tutto rispetto di prima mattina, intorno ai 30°, puntiamo ad un luogo fresco, il Parque del Retiro meraviglioso polmone verde di Madrid che si estende su 118 ettari di territorio. Il Re Felipe IV (Re di Spagna dal 1621 al 1665) amava trascorrere alcune delle sue notti nella tranquillità del Monastero de los Jeronimos, il più importante dell’epoca. Nel 1630 il suo Consigliere Favorito, nonché suo ministro, il Duca di Olivares, gli donò dei terreni adiacenti al Monastero con lo scopo di realizzarci dei giardini dove il Re e la sua Corte potessero oziare, passeggiare, intrattenersi. I lavori di realizzazione dei giardini iniziarono nel 1630 e terminarono nel 1640 e nello stesso tempo vennero costruiti anche diversi edifici che poi formarono il complesso del Palazzo Reale del Buen Retiro, una sorta di residenza di campagna che al tempo era posizionata al limite orientale di Madrid. Tra i tanti edifici realizzati anche il Teatro del Buen Retiro dove vennero rappresentate anche molte opere di Felix Lope de Vega. Nonostante passasse in questa dimora solo alcuni giorni in estate, Filippo IV volle comunque il palazzo abbellito sullo stile del Real Alcazar de Madrid. Quando quest’ultimo andò a fuoco nel 1734 il Palazzo Reale del Buen Ritiro rimase la reggia ufficiale fino al 1764, fino a quando cioè terminò la ricostruzione del nuovo Real Alcazar. Ma il Palazzo del Buen Retiro era stato ad ogni modo costruito con materiali di scarsa qualità e dopo essere stato adibito a caserma militare durante l’occupazione napoleonica, risultò talmente danneggiato che la Regina Isabella II si persuase ad abbatterlo e rimase soltanto il parco. I Re che negli anni si succedettero al trono si adoperarono per abbellire il parco, facendovi costruire monumenti, edifici, fontane, laghi artificiali, giochi d’acqua e nel 1868 il Parque del Retiro divenne di proprietà della municipalità diventando giardini aperti al pubblico. 18 le porte di ingresso al parco, noi siamo entrate dalla Puerta O’Donnell. Pochi passi a piedi e da qui si raggiunge in fretta il monumento dedicato ad Alfonso XII e il grande Estanque Grande del Buen Retiro adiacente in cui la gente ama andare in barca. Nei brevissimi 10 anni di regno, questo Re, riportò la pace in Spagna, risanò le casse del paese, costruì opere pubbliche per il bene dei suoi sudditi. Questo monumento

è un omaggio a questo sovrano rimasto da sempre e per sempre nel cuore degli spagnoli. Passeggiando sul Paseo Argentina

si possono trovare statue di altri sovrani che hanno reso grande la Spagna. Girando a sinistra in uno dei vialetti si raggiunge la stupenda Plaza Parterre. Questo era l’ingresso d’onore, quello dal quale il Re e la sua Corte avevano accesso e dal quale solo loro potevano entrare, la Puerta Felipe IV che si trova sulla Calle Alfonso XII. Gli alberi che vedi nella foto che sembrano bonsai

sono quelli che da sempre appaiono nel simbolo di Madrid

dove c’è anche l’orso, cioè i modroño. Con il loro caratteristico fusto corto erano la vegetazione tipica della Sierra dove si decise di costruire la nuova capitale Madrid. Continuando sulla stessa linea d’aria del monumento ad Alfonso XII si incontrano

  • il Palacio de Velasquez dove era in corso una mostra temporanea delle opere in stile pop art dell’artista colombiana Beatriz Gonzales
  • l’incantevole Palacio de Cristal, circondato da ippocastani. Passeggiare costeggiando il laghetto sembra di camminare all’interno di un quadro nel quale divertirsi a notare tartarughe che prendono il sole, cigni che riposano all’ombra per proteggersi dal sole, il tutto sotto la guardia dei cipressi delle paludi con parte dei loro fusti immersi sotto la superficie dell’acqua.

Da non perdere la Rosaleda, un roseto di più recente costruzione (arrivò nel 1915) su idea del Sindaco dell’epoca. Molti madrileñi però al tempo non furono contentissimi di questa idea perché il roseto andò a sostituire un lago che in inverno gelava e sul quale la gente poteva pattinare!!

All’interno del parco è bello fermarsi a sedere in una terrazza e bere qualcosa, noi ne scegliamo una con vista sul lago e sul Monumento ad Alfonso XII e poi ci avviamo verso casa, mia sorella ha come piano per pranzo quello di cucinare un arroz a banda con seppie, gamberi e zafferano

che risulterà poi essere di rara bontà.

Curiosità sulla zona O’Donnell; Sembra che stiano spopolando a Madrid dei minicroissant realizzati da una pasticceria della zona, si chiamano Los Manolitos dalla Pasteleria Manolo che li produce. Non sono andata fino a lì perché era un po’ fuori mano rispetto ai nostri piani per la giornata ma, ho un suggerimento B. Sono buoni, buoni, buonissimi anche i minicroissant della Pasteleria Saul, soffici, morbidi, e bagnati alla base con almibar (uno sciroppo di zucchero) davvero uno tira l’altro.

Avrei tanto altro da dirti, come ad esempio

  • il suggerirti di ricordarti di acquistare almeno una profumatissima colonia da bagno spagnola (specialmente quella per bambini se hai bimbi piccoli),
  • oppure dirti che las tapas si chiamano così perché era la fetta di pane con jamon (o altro) con cui si tappava (appunto) il bicchiere di vino o birra per evitare che ci entrassero le mosche. Ma soprattutto serviva a tappare la fame nello stomaco ed evitare che la gente bevesse solo senza mangiare in un tempo in cui di miseria per strada ce n’era davvero tanta

Tuttavia…potrebbe non essere questa l’unica cartolina e quindi avremo altre occasioni di scoprire altre cose.

Queste mie 48 ore a Madrid, come tutti i miei viaggi precedenti in Spagna, hanno sempre avuto una cicerone d’eccezione e mi è già venuta voglia di organizzare presto un altro fine settimana! E tu? Stai pensando la stessa cosa vero?!?! Si sono sicura di si…

Buona Vacanza!

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