Nord, Centro, Sud, il Natale degli italiani è a tavola…e che tavole!

Partito come viaggio tra le tradizioni regionali italiane delle festività natalizie, questo articolo è stato poi un piacevole excursus anche tra gli articoli del blog, scoprendo che di diverse ricette tra quelle citate, avevo già scritto nel blog. O perché

realizzate da me per la rubrica ricette, o in quanto preparate dalle varie Special Guest come proprio cavallo di battaglia in cucina di cui raccontare. È stato davvero molto piacevole, anche se non li ho riletti tutti, del resto…siamo già a quota 243…! Continua ad essere un bel percorso quello che CucinaVitali sta facendo dal 1° maggio del 2016 e di questo ringrazio tutti voi Cucinanti per la vostra dedizione e la costanza con cui lo seguite, Mi scoccia ripetermi ma davvero siete la mia più grande motivazione a proseguire. Questo articolo è un omaggio a tutti voi, alle vostre tradizioni regionali, a quelle ricette del cuore che avete visto fare da sempre per il periodo di Natale e di cui non riuscireste a fare mai senza. Perché il Natale italiano non è solo fatto di panettone, pandoro e torrone ma anche di molto altro, forse meno ridondante ma di certo non meno buono. Davvero regione che vai ricetta di Natale che trovi, sicuramente me ne son perse tante per strada e di certo è stato perché non le conosco tutte, mi piacerebbe tu me le raccontassi nei commenti sui miei canali social. Le parole, invece, che vedi in, corsivo, grassetto e sottolineate, ti rimandano direttamente alla ricetta già presente, appunto, nel blog.

Scritto per Matita e Forchetta, la loro linea editoriale precedeva un articolo di sole 1000 parole. La versione originale prevede qualche parolina in più….

Buon Natale, passate dei felici giorni di Feste, noi ci vediamo tra qualche giorno per nuovi e fantastici articoli.Con affetto Antonietta

Che bello il Natale! È in assoluto la festa più celebrativa dell’anno, l’atmosfera che si crea, i colori che accompagnano il periodo di questa festività, tutti i preparativi che dall’8 dicembre in poi, giorno dell’Immacolata, iniziano a farsi sempre più intensi, concitati, carichi di adrenalina. Gli addobbi da preparare, 

la lista dei regali da fare che poi bisogna proprio andare (materialmente) a comprare, i biglietti di auguri da scrivere e spedire (abitudine vintage ma non del tutto demodé, si trovano, ad esempio, in giro dei bigliettini di auguri tridimensionali di rara bellezza)

e, ultimo ma non ultimo, c’è da pensare ai pranzi e alle tavole delle Feste. Da dove ritrovarsi a chi invitare, da come disporre i posti a come decorare la tavola e alla mise en place e, soprattutto, che menù scegliere. Ed è esattamente a questo punto che si apre un mondo di ricette fantasmagoriche. Regione d’Italia che vai, ricette natalizia che trovi, tradizionali a tal punto da perdersi nella notte dei tempi. Nella tipicità delle ricette, nella loro realizzazione e nel modo di celebrare il 24 e il 25 dicembre, tra Nord Sud e Centro Italia, si rivede la storia del nostro bel paese. Dalle dominazioni che si sono susseguite nel tempo, alle grandi casate nobiliari che hanno lasciato un segno indelebile nel tempo e nella storia anche della cucina, oltre che dell’arte e dell’architettura, alla Chiesa intesa proprio come i conventi di clausura che hanno dato vita ad alcune delle ricette più buone del mondo e non solo tipiche del periodo di Natale. E allora eccovi nel Sud Italia, dove riconoscerete la dominazione borbonica nel celebrare a tavola con la stessa importanza, sia il 24 che il 25 dicembre, scegliendo per il giorno della Vigilia piatti preferibilmente a base di pesce come baccalà, gamberoni alla piastra,

vongole

e l’immancabile capitone. Per risalire verso Mantova, ad esempio, dove per il Santo Natale si preparano ancora alcuni dei piatti più celebri della cucina dei Gonzaga come i tortelli di zucca mentre a Brescia trionfano i casoncelli alla bresciana.

Con Mantova e Brescia siete già in Lombardia, dove la tradizione vuole che si mangi paté, come la dominazione francese insegnò. D’obbligo proseguire, in questa regione, con un dolce che ha conquistato, oramai, non solo il Natale italiano ma anche quello di tutto il mondo, il panettone (la cui storia dell’origine è accompagnata da due leggende diametralmente opposte). Se si parla di panettone non si può non parlare di Pandoro e andare a Verona, in Veneto, dove l’antenato di questo dolce era il dessert delle tavole dei ricchi signori veneziani. I piemontesi sostengono che il menù di Natale più goloso sia il loro e portano avanti a spada tratta il loro panettone, più basso rispetto a quello milanese, ma altrettanto buono. E come rimanere in Piemonte e non preparare una carne brasata come il ganassino alla piemontese

In Liguria la lasagna di Natale è al pesto e il cappon magro è quasi immancabile. Mostaccioli e Roccocò sono due ricette dolci che ritrovate nella tradizione campana le cui origini si devono, per i primi al cuoco personale di Papa Pio V, per i secondi alle Suore del Real Convento della Maddalena. Andate anche nelle Marche, dove la fa da padrona la galantina

accompagnata dall’insalata russa e, tra i primi piatti, sono sempre i vincisgrassi a vincere su tutto, anche se

la lotta ardua perché si classificano in pole position anche i cannelloni

Fate anche un salto in Toscana e in Umbria per trovare i tipici e irrinunciabili crostini di fegatini e nel vostro giro di questa splendida Italia non dimenticate una capatina anche nelle isole. Approdate in Sicilia dove troverete mille tipi di impanate (che vi rimandano dritti dritti alle empanadas spagnole) e poi sbarcate in Sardegna dove a Natale si preparano sia ricette di mare, con ingredienti come la bottarga il tonno e altre prelibatezze, che ricette di terra come il capretto al forno. Tutto insomma, ovviamente, nelle ricette tradizionali natalizie delle nostre regioni è legato al territori, ai suoi prodotti caratteristici frutto del lavoro della terra e, inevitabilmente, alla storia. Eppure, in tutta questa grande differenza di usanze, due sono le ricette più classiche presenti in quasi tutte le tavole regionali per il periodo natalizio. Uno è un primo piatto ed è il brodo, in tutte le sue versioni possibili immaginabili, nel quale cuocere, passatelli, tortelli, ravioli, cappelletti, tortellini e chi più ne ha più ne metta. Ha una motivazione importantissima, apre lo stomaco e la carne usata per la sua realizzazione, può essere o uno dei secondi o un avanzo con il quale realizzare, nei giorni a seguire, altre ricette. Nelle Marche tradizione vuole che nel brodo si cucinino gli straccetti.

L’altra è un dolce realizzato con la frutta e le spezie tipiche del periodo natalizio cioè, frutta candita e secca e cannella, noce moscata, chiodi di garofano, cacao. È un dolce che cambia nome a seconda di dove lo si trova, è il panspeziale a Ferrara (che ne rivendica le origini facendole risalire alla corte degli Estenzi) per diventare poi, pandolce in Liguria, pampepato in Toscana e Umbria, certosino a Bologna, fristingo nelle Marche

Ma anche Puglia e Calabria hanno un dolce natalizio realizzato con queste spezie, sono le cartellate pugliesi

e le pitte ‘mpigliate,

risalenti, in entrambi le regioni, alla dominazione araba. Con tutta questa tradizione non ci sarebbe necessità di cercare l’alternativa che però a volte, potrebbe rendersi indispensabile, come ad esempio, per chi sceglie di non mangiare ne carne ne pesce, o per chi non può mangiare prodotti contenenti lattosio o glutine. Un menù vegetariano senza glutine e lattosio può essere comunque un buon pranzo di Natale, decisamente più leggero, ma in grado comunque di soddisfare il gusto dei commensali. Si potrebbe partire con una bella torta salata di scarola

con una base brisé realizzata con farina senza glutine e con olio extravergine di oliva al posto del burro, continuare con una lasagna al pesto prendendo spunto dalla Liguria, realizzare in seguito un ottima zuppa di legumi,

proseguire con un insalata di rinforzo tornando così a Napoli e ad una delle ricette del Natale campano, oppure contorni come dei funghi da fare ad esempio al cartoccio

piccanti per stimolare la digestione

terminando con vassoi traboccanti di frutta secca come datteri, mandorle, noci, arachidi, uva passa, pinoli etc. Se invece non hai necessità di nessun menù alternativo e non vuoi nemmeno i dolci più tradizionali allora via libera a qualcosa di super americano e cioccolatoso come una mud cake

oppure panna cotta

montblanc

da trasformare anche in crostata montebianco

e rimanendo in tema castagne ma avendo meno tempo a disposizione, in davvero poco tempo è possibile realizzare un semifreddo di castagne

Nessun accenno nell’articolo agli antipasti? Li amo meno e il motivo per cui non ne sono un’appassionata sta, secondo la mia idea, nel nome stesso che non vuol dire “a favore del pasto”. È giusto però avere un overture, suggerirei semplicemente del formaggio con una bella marmellata, magari di clementine e rosmarino.

Qualunque sia il menù che sceglierete, abbiate soprattutto cura di trascorrere dei giorni di festa pieni di felicità e serenità.

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